Anna Maria Bonfiglio sulla silloge “Pareidolia” del poeta Lorenzo Spurio

Io cercavo di afferrare

una forma, creare una geometria

con angoli flosci e rette svanite

ma il bonario abete che danza,

ora veleggia in un mare afflitto.

Raccolta di grande impegno ideologico, Pareidolia (The Writer Edizioni, 2018) ci mette di fronte ad un apparato di testi poetici alquanto complesso che bisogna attraversare cercando di sintonizzarsi con il mondo reale, e al contempo illusoriamente ideale, dell’autore. Un mondo post-moderno, che oltrepassa la barriera del campo esistenziale e si estende verso l’inquietudine etica ed oltre la denuncia sociale.abete-rossoTra la prima sezione del libro, Affossamenti, e l’ultima, Pareidolia, si incidono altre due parti, Ecchimosi e Dedicatio, sì che se ne ricava l’impressione di una espressione matematica, una formula che sta fra due parentesi ad aprire e chiudere un enunciato che va risolto e che l’autore prova a restituire in termini di percezioni extrafisiche, come del resto il titolo della silloge anticipa. I temi che affronta Spurio non possono lasciare indifferenti poiché toccano i nervi scoperti di una società che va alla deriva.

La dimensione della sofferenza, che viene declinata nelle varie accezioni di guerre, emigrazioni, razzismo, crudeltà psicofisiche, si stempera alla lettura di testi come “Le tamerici danzano”, “Colloquio”, “Il canto delle betulle”, per farsi idillio nella sezione Dedicatio, nella quale incontriamo l’autore a colloquio con altri poeti. Nei versi di Lorenzo Spurio, abbondanti di scarti emozionali e di immagini iperreali, si evince l’impegno di una ricerca sintattica e lessicale finalizzata alla definizione di un proprio stile, un codice che ne espliciti l’intenzione di una poetica ad ampio respiro.

 

Anna Maria Bonfiglio

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