“Camere da letto” di Clelia Moscariello

Camere da letto
Camere da letto,
a volte principesche, altre
oscure e tristi,
ma in fondo sempre uguali.
Stazioni,
che si spostano in latitudine e
longitudine,
alla fine sempre un addio,
un bacio, che pareva l’ultimo,
che poteva sembrare
finalmente l’epilogo.
Luci,
soffuse ambivalenti,
dove il male e il bene
possono confondersi,
spesso non significano nulla.
Personaggi
che nel nostro film
sono solo comparse.
Un tempo beffardo, dilatato,
che sembra divertirsi a girare
su se stesso,
indifferente a tutto e a tutti.
Baci, morsi, ferite, pianti:
strillati, soffocati,
ed infine un “ti amo”,
un semplice sussurro,
che cancella tutto,
acquieta le anime,
sembra mettere un sigillo,
e lasciare ancora una volta
un ricordo, soffuso, ambivalente,
proprio come quelle luci.
Abbracci fino a voler mischiare
le proprie anime, le proprie oscurità.
Promesse solenni,
annegando nella sbornia
del sentimento.
Innamorarsi con tutto sé stesso
del lato oscuro dell’altro,
attaccarvisi, avvinghiarvisi,
perché gli altri non ci capirebbero.
Cercare e ricercare quelle atmosfere cupe
che sanno di nicotina,
fino a volerle ricreare…
in cui le bugie sono come le verità
e le verità sono come le bugie…
in cui le emozioni sono come bambine,
non ne vogliono sapere del tempo che passa
e dell’esperienza che cambia le persone,
perché vogliono restare qui,

qui dove tutto gira e tutto ritorna,
in un girotondo senza fine e senza fini,
che vuole solo consumarsi e corrodersi,
perché sa che non riuscirebbe
a fermarsi altrimenti!
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