Una poesia di Mario Famularo

 

un tempo era l’infanzia
profumi senza nome
confusa intonazione
di un addio

 
quell’espressione tenera
dal volto di bambina
la mente che ripara in una
sciocca fantasia

 
ma l’isola era verde
la brezza al tempo
amabile

 
perviene nel presente
col sapore di
tossine

 
fragore penetrante
che in un primo istante
soffoca

 

il dono del silenzio
chiamerai
dimenticanza

Da “Favete Linguis” (Ladolfi, 2019)

Mario Famularo (Napoli, 1983) esercita la professione di avvocato a Trieste. Suoi testi sono apparsi su antologie e riviste letterarie, tra cui “Poetarum Silva”, “Carteggi Letterari”, “Argo”, “Inverso”, “ClanDestino”, “Menti Sommerse”, “Digressioni”, “Atelier” e tradotti in lingua spagnola dal Centro Cultural Tina Modotti. È redattore della rivista trimestrale Atelier e delle webzine Laboratori Poesia e Niedern Gasse. Ha curato la prefazione critica di diverse pubblicazioni di poesia e collabora con il ciclo di incontri di poesia e letteratura Una scontrosa grazia. Ha pubblicato le raccolte di poesia L’incoscienza del letargo (Oèdipus, 2018, terzo posto al premio Conza 2019) e Favete linguis (Ladolfi, 2019).