Una poesia di Fabrizio Sani

Mettiamo un mattino come un altro

 

Mettiamo un mattino come un altro,

fischiettando tra i marciapiedi della tua città

– fosse fine primavera –
tra gli smilzi fili d’aria

che la mia bocca lascerebbe cadere
abbandonassi anche qualche lacrima,
tu cosa raccogliesti?

Mettiamo in un mattino come un altro
volessimo incontrarci in un bar per il caffè
– fosse fine primavera –
e io mi fossi un po’ attardato.
Una volta terminato il caffè,

mi chiederesti, con aria immatura,
di restituire quel tempo insieme che ti ho sottratto?

Mettiamo, dicevo, un mattino come un altro,
chiudessi i tuoi occhi e con le mani le tue orecchie su di me
– fosse fine primavera –

evaporassi assieme a tutto il mondo.
Supporresti che la vita procede ancora,
che oltre la tua morte nient’altro morirebbe?
Sapresti, con certezza celeste, di avermi davanti?

Vorrei sapere: un mattino come un altro,
ravvisando la luce sensuale del sole
– fosse fine primavera –
cominceresti a pensare al caldo che si attenua
in un mattino di fine estate
e alla vigna dove potremmo spogliarci e baciarci,
tra l’uva matura?

In conclusione, mi piacerebbe capire

semplicemente se posso chiamarti amore.

 

 

Fabrizio Sani è nato in provincia di Arezzo e vive a Roma da sei anni. Laureato in Arti e scienze dello spettacolo alla Sapienza, sta conseguendo la magistrale in Editoria e scrittura nello stesso ateneo. Per le edizioni SuiGeneris ha pubblicato il primo libro dal titolo “Si innamoravano tutti di me e io del loro amore”. Suoi testi saranno inclusi nell’antologia InVerse 2020 (John Cabot University). Recentemente è risultato tra i vincitori  del premio Ossi di Seppia e del premio Alda Merini.

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